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Per molto tempo, nel corso della primavera del 2006, mi sono chiesto
se le tante analogie tra “Il Caimano” e “Shooting
Silvio” fossero frutto di una semplice coincidenza o di qualcosa
di diverso. Cercando una risposta ho torturato gli amici più
cari, ho chiesto consiglio alle persone di cui più mi fidavo
senza però venirne a capo, finché una sera uno degli
amici a cui mi ero rivolto mi ha raccontato scherzando che la mia
storia gli ricordava quella dei tassionomisti dell’ottocento
i quali, per decenni, si sono arrovellati per capire se le strane
somiglianze tra il panda e il panda minore, un animale che vive
negli stessi luoghi e ha le stesse abitudini del simbolo del WWF,
fossero frutto di un legame genetico o di un fenomeno di convergenza
biologica.
Io, dandolo per scontato, ho chiesto: “Alla fine hanno scoperto
di sicuro che sono parenti, no?!”
E la risposta invece è stata: No!
Pare che il panda minore appartenga alla famiglia dei procioni.
Deluso ho domandato a bruciapelo: “ Il panda minore si è
estinto vero?
Sbagliavo di nuovo. L’amico mi ha rivelato che il panda minore
continua a mangiare bambù nelle foreste cinesi, più
o meno come fa il panda gigante, l’orso che gli assomiglia.
Ancora non so se le somiglianze tra “Il Caimano” e
“Shooting Silvio” siano frutto di un legame genetico
o di un fenomeno di convergenza biologica, ma da quel momento ho
smesso di farmi domande perché ho capito che Shooting Silvio
poteva sopravvivere solo se si lavorava sulle differenze.
Non si può assimilare un prodotto costruito e veicolato anche
in funzione della massimizzazione del profitto ad un progetto nato
fuori dalle logiche del mercato, nato dalla semplice necessità
di raccontare una storia.
Non appartengono alla stessa famiglia.
Poco dopo ho realizzato che questa abissale differenza poteva e
doveva essere fatta valere non solo per Shooting Silvio ma per tutti
i film indipendenti, arthouse, d’essai, da festival, d’autore,
comunque li si voglia chiamare, che nascono da esigenze estranee
a quelle puramente mercantili e che invece fino ad oggi sono stati
costretti a seguire le logiche di un sistema che non è stato
pensato per loro e che quindi, inevitabilmente, finisce per tarpargli
le ali.
Quella notte è nato il progetto Cinedance Qualche giorno
dopo ne ho parlato con Isabella Arnaud ex modella,
attrice in erba, grande amica e soprattutto, adesso, distributrice
e in poche settimane Cinedance è diventata una realtà
concreta.
Nel frattempo abbiamo scoperto che non è ancora stato assodato
se il panda minore appartenga alla famiglia dei procioni o a quella
degli orsi… e che mentre i panda giganti sono ormai meno di
mille, i panda minori, zitti zitti, sono più di cinquemila.
Berardo Carboni

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